Art of Play - Wonder by Design

Designerly Ways of Knowing: Un Inventario Operativo di Cose che un Designer Dovrebbe Sapere

Designerly Ways of Knowing: Un Inventario Operativo di Cose che un Designer - Main image
$9 $18 In stock

Category: Architettura

Il pensiero progettuale ha creato divisioni nella disciplina: o i designer sono troppo guidati dalla teoria o sono semplicemente dei praticanti. Chi si sente smarrito può facilmente rifugiarsi in un linguaggio pensato per ispirare la produzione creativa in modo semplice da presentare, dove la retorica usa il design per tenere a bada il potere, per celebrare credenze egemoniche usate per indottrinare i designer in una cattiva formazione, incapaci di immaginare futuri diversi. Se togli i post-it, i fogli A3 e i pennarelli, i designer sanno ancora pensare?

Seguendo il consiglio di Antonio Gramsci secondo cui conoscere se stessi richiede di fare un inventario, la critica del design, educatrice e ricercatrice Danah Abdulla rende omaggio al compianto architetto, attivista e critico Michael Sorkin, la cui lista originale "Duecentocinquanta cose che un architetto dovrebbe sapere" ha ispirato questa versione aggiornata rivolta ai designer. La lista iterativa non vuole essere una guida definitiva, ma stimolare conversazioni, incoraggiare il pensiero critico e aiutare i designer a riconfigurare la loro disciplina.

Customer Reviews (4.8 / 5 · 19 reviews)

Matthew ★★★★★

The chapter breakdown is laid out so clearly that I finally see the bridge between academic theory and hands-on studio work, which has been my blind spot for years. It’s dense but never dry—I’ve already dog-eared half the pages for my next project.

Brian B. ★★★★★

I’ve been bouncing between theory and practice for years, and this book finally gives me a shared vocabulary to bridge that gap. The way it breaks down what a designer should actually know—concrete, not abstract—made me feel less lost by page twenty. It’s dense but worth it.

Mia X. ★★★★★

The inventory format is genius—it’s organized so you can actually flip to a specific dilemma and find language that nudges you forward, not just abstract theory. I’ve already dog-eared half the pages for my studio critiques. It’s the rare book that makes me feel less lost in the theory-versus-practi